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I SERVIZI SOCIALI OGGI

 



I SERVIZI SOCIALI OGGI, TRA TAGLI AI FINANZIAMENTI

E NUOVI BISOGNI 

 

 

Breve storia dei Servizi Sociali

 

Il Welfare italiano ed il sistema dei Servizi Sociali sono stati radicalmente riformati dalla “Legge-quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali “ n. 328 del 18 ottobre 2000, intervenuta più di un secolo dopo la prima legge italiana sulla beneficenza  ( la n. 753 del 1862) secondo cui le opere benefiche rimanevano nell’ambito privato con lo Stato che svolgeva semplicemente funzioni di controllo , e dopo l’unica legge nazionale regolativa del settore assistenziale, la “ legge Crispi ” (legge n. 6972 del 17 luglio 1890), istitutiva delle IPAB (istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza), con la quale la beneficenza  da privata divenne pubblica e attraverso le Opere Pie furono rafforzati  i poteri governativi.

Durante questo lungo periodo sono state sì  adottate alcune norme significative in materia, ma tutte da considerare come  tappe del  lungo processo riformatore che ha portato alla L.328/2000 e al passaggio da un’iniziale impostazione caritativa di stampo ottocentesco all’affermazione dei diritti di cittadinanza: nel 1937 fu istituito  in ogni Comune  del Regno l’Ente comunale di assistenza (ECA); nel 1977, con il d.P.R. n. 616, gli Enti comunali di assistenza vennero sciolti e la Regione diviene luogo di  programmazione e di indirizzo, il Comune sede di gestione e di erogazione delle prestazioni assistenziali alla popolazione; la legge n. 833 del 1978 sulla riforma sanitaria, con l’idea guida della prevenzione del disagio e dell’integrazione tra servizi, rimandava ad una riforma generale dell’assistenza; la L. 142/90 sulla riforma delle autonomie locali, sancì la centralità del Comune; con il d.lgs. n. 112 del 31 marzo 1998 passavano dallo Stato ai Comuni e alle Regioni ulteriori competenze in materia di Servizi Sociali .

Si è giunti quindi alla legge 328/2000 con  la quale “ cambia il profilo del welfare italiano che non sarà più soltanto previdenza e sanità, ma sarà anche il welfare delle famiglie e dell’inclusione, dei bambini, delle persone disabili, degli immigrati regolari, dei giovani; le politiche sociali, fondate su una nuova cultura e nuovi metodi, realizzano un passaggio cruciale, dall’intervento sociale inteso come  semplice riparazione del danno subito, all’intervento sociale inteso come promozione del benessere riferito alle persone e alle famiglie ”(così il Ministro per la Solidarietà sociale, on. Livia Turco, presentò la legge nel 2001).

 

  

 

Il sistema integrato di interventi e servizi sociali

 

In effetti la 328, in coerenza con gli articoli 2-3 e 38 della Costituzione, intende garantire i diritti di uguaglianza e di cittadinanza assicurando un sistema integrato di interventi e servizi sociali volto a garantire la qualità della vita e a prevenire, eliminare o ridurre le condizioni di disabilità, di bisogno e di disagio individuale e familiare derivante da inadeguatezza di reddito, difficoltà sociali e condizioni di non autonomia. Sancito il diritto dei cittadini alle prestazioni e ai servizi (art. 2) e definiti i livelli essenziali delle prestazioni sociali erogabili (art. 22), la legge indica il Fondo nazionale per le politiche sociali quale fonte primaria delle risorse finanziarie necessarie per rendere esigibili i diritti di cittadinanza, prevedendo altresì il concorso delle Regioni e degli Enti Locali per la realizzazione dei livelli essenziali delle prestazioni.

 

 

 

Le  risorse finanziarie

 

Mentre  nei primi anni di applicazione della nuova normativa il Fondo è stato sufficientemente alimentato e le disponibilità finanziarie hanno consentito l’adozione di diverse misure di prevenzione e  di integrazione ed hanno reso possibile l’erogazione di prestazioni sociali fondamentali per il sostegno delle fragilità individuali e delle famiglie, oggi  ciechi “ colpi di forbice” hanno apportato tagli significativi  ai fondi destinati al sociale.    

 

 

Ecco infatti  ciò che emerge dalla Legge di stabilità 2011 e dal Bilancio di previsione 2011 dello Stato:

 

·      Il “Fondo nazionale per le politiche sociali”, istituito dalla L. 449/97 e  definito  dalla L.328/2000, costituisce la principale fonte di finanziamento statale degli interventi assistenziali; ebbene, tale fondo negli ultimi tre anni è stato sempre più ridotto fino ad arrivare ai 435,3 milioni previsti per il 2010 e ai 273,9 per il 2011, con la previsione di ulteriori tagli nel 2012 e nel 2013 (stanziamenti ridotti rispettivamente a 70 milioni e a 44,6 milioni).

·      Cancellato  il “ Fondo per la non autosufficienza”, istituito dalla legge finanziaria 2007 e finalizzato ad assicurare le prestazioni assistenziali alle persone non autosufficienti : 400 milioni di euro stanziati nel 2009 e nel 2010, 0 euro  nel 2011.

·      Tagliato sensibilmente il “ Fondo nazionale per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione ” che la L. 431/98 ha istituito prevedendo per i cittadini con determinati requisiti reddituali la concessione di contributi per il pagamento del canone di locazione; da 205,6 milioni  per l’anno 2008  lo stanziamento è stato gradualmente ridotto nel 2009 (161,8 milioni ) e nel 2010 (143,8 milioni), fino ai 32,9   milioni per il 2011, importo ulteriormente abbassato con il D.M.T. 50434/11 che attribuisce al citato fondo solo euro 9.986.732,00.

·       Nel 2008 il “Fondo per le politiche della famiglia”, istituito nel 2006 con il decreto legge n. 223, era pari a 346,5 milioni; nel 2009 a 186,5 milioni; a 185,3 nel 2010;   51,5 milioni nel 2011.

·      Il “Fondo per le politiche giovanili” è passato  dai 137,4 milioni del 2008 ai 12,8 del 2011.

·      Azzerati il “ Fondo per l’inclusione sociale degli immigrati” ed il “Fondo per lo sviluppo del sistema territoriale dei servizi socio-educativi per la prima infanzia” ( investimento finalizzato soprattutto all’apertura di asili nido ).

 

La manovra finanziaria 2011 con i suoi pesanti tagli  ai fondi sociali  inciderà negativamente sulle politiche socio-assistenziali dei Comuni : la riduzione delle risorse statali ridimensionerà iniziative e servizi, sottoponendo a rischi regressivi il percorso virtuoso attivato dalla legge  328.

 

Il welfare locale dovrà necessariamente orientarsi a favore delle situazioni più gravi ed urgenti, con interventi di riparazione e non più di prevenzione, quando invece l’attuale crisi occupazionale e sociale imporrebbe una rete di protezione allargata, volta a sostenere le emergenze ma anche i nuovi bisogni di famiglie impoverite e di giovani smarriti nella giungla del lavoro precario.  

 

 Intanto, a fronte di bisogni sempre più pressanti ed in costante aumento, si assiste al disinteresse della politica del governo centrale nei confronti del welfare dei servizi e del sostegno diretto al reddito. Una recente inchiesta di       “ La Repubblica” (R. Mania e  C. Saraceno 18.2.2011) ha mostrato  come  l’unica misura contro la povertà realizzata dal Governo, la social card,  si sia rivelata un fallimento; ha portato un beneficio (carta acquisti per un importo di 40 euro mensili) solo al 4% delle famiglie, mentre i poveri più poveri (i senza fissa dimora, gli immigrati , i giovani disoccupati o precari, le giovani famiglie senza figli o con figli  di età superiore ai tre anni) sono rimasti esclusi.

La carta, modificata con il decreto Milleproroghe, è stata  infatti prevista solo per   anziani ultrasessantacinquenni e  per le  famiglie  con bambini sotto i tre anni,  cittadini italiani e  al di sotto di un determinato limite di reddito               (€ 6.300,00 annui /€ 8,300.00 per i pensionati); i due requisiti dell’età e della cittadinanza hanno dunque escluso dal beneficio (peraltro di  importo molto basso) la grande maggioranza dei poveri, in un Paese in cui esistono più di otto milioni di persone in condizione di  povertà relativa e tre milioni in povertà assoluta (dati ISTAT).

  

 

 

La professione di aiuto

 

In un quadro di inadeguatezza di risorse volte a finanziare le politiche del welfare locale, assume rilevanza “ l’equilibrismo quotidiano di chi lavora nel sociale ” (P. Spano in “ Prospettive Sociali e Sanitarie ” n.11/2008); è vitale per il pianificatore sociale locale riuscire a rapportare la programmazione delle politiche locali alle risorse sempre più scarse destinate a fini sociali, operare strategicamente quantificando le economie di scala presenti, definire la priorità di azione in un contesto in cui tutti i settori (disabili, anziani, minori, famiglie in difficoltà) necessitano di risorse e di servizi ; è indispensabile entrare nel vivo del territorio, intercettare la dinamica dei bisogni allo scopo di costruire risposte appropriate ed efficaci per  offrire continuità assistenziale  investendo in processi di qualità nella realizzazione delle azioni sociali. Questo dal  punto di vista tecnico-amministrativo.

Riguardo l’aspetto  strettamente operativo e relazionale,  si può  senz’altro affermare che  il professionista   sociale deve avere non solo  competenze professionali,  ma deve saper valorizzare le esperienze; deve possedere  abilità di interazione e abilità di intervento senza atteggiamenti di onnipotenza,capacità organizzativa, umiltà nell’apprendere e pazienza nell’attendere  i risultati del proprio lavoro, deve sapere ascoltare e gestire le emozioni,  riflettere e “rischiare”, cioè effettuare delle scelte poiché il lavoro sociale è un lavoro “ di frontiera”, che spesso richiede interventi individualizzati e quindi una continua elaborazione di conoscenze pratiche, di saperi e di sperimentazioni.

Oggi la vita sociale è così densa di incertezze che chiunque può trovarsi in un momento di fragilità ed il confine tra persone a rischio, fasce deboli e persone “normali” diventa sempre più sottile ( P. Piva Toniolo, “ Autonomie locali e Servizi Sociali ”, n. 3/2000): esistono pluralità di forme di svantaggio e diverse situazioni di sofferenza e di povertà  che amplificano il disagio sociale e le problematiche vissute dagli individui e dalle famiglie.

 

Gli operatori dei Servizi Sociali sono chiamati a risolvere o  mediare, senza tentazioni depressive, situazioni umane molto complesse, ad offrire sostegno a condizioni di fragilità dovute a necessità improvvise ed imprevedibili o a multiproblematicità consolidate. Devono altresì offrire opportunità ed orientamento, integrandosi con altri servizi del territorio e sollecitando le capacità attive del soggetto-utente che vive uno stato di disagio, accompagnandolo nel percorso di ricerca  di soluzione al problema senza creare dipendenze; devono condividere il peso delle responsabilità con chi non è in grado di reggerlo.

Si chiede troppo all’operatore sociale? No, poiché questo lavoro, che facile non è e che comunque richiede una certa predisposizione naturale, diventa meno difficile  se svolto con impegno e con amore, due elementi essenziali ed inscindibili delle professioni di aiuto (Kahlil Gibran, pittore e poeta libanese del ‘900, sul lavoro ha scritto: . . . ogni conoscenza è vana se non vi è un operare, ogni operare è vuoto se non c’è  amore. . . ). 

 

 

   

Concetta Fedele

(responsabile Area Politiche del Welfare)

Titolo

Comune di Palmi - Codice Fiscale 82000650802

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